Mi piace pensare


22 Luglio 2026


5min

Prato di margherite con siede sdraio sullo sfondo

Mi piace pensare
ad un tempo nuovo,
al tempo che perdo,
al tempo che trovo.
Voglio un tempo
per il giorno che viene,
che sia più lento
e senza catene.
Un tempo per fare,
un tempo per dare,
un tempo per ridere
e per amare.
Un tempo che grida,
un tempo che muta,
un tempo colmo
di vita vissuta.
Un tempo lento
che aiuti a pensare,
un tempo profondo
per raccontare.

Guido Castiglia

Luglio – Il tempo che cura

Guido Castiglia e il bisogno di un tempo nuovo

“Mi piace pensare
ad un tempo nuovo,
al tempo che perdo,
al tempo che trovo.”

Questi versi di Guido Castiglia hanno la semplicità delle cose che non vogliono imporsi.

Sembrano quasi una filastrocca.
E forse proprio per questo arrivano vicino.

Perché ci parlano di qualcosa che riguarda tutti: il nostro rapporto con il tempo.

Non il tempo astratto degli orologi.
Non il tempo misurato dalle scadenze, dagli impegni, dalle notifiche, dalle cose da fare.

Ma il tempo vissuto.

Il tempo che ci abita.
Il tempo che perdiamo.
Il tempo che ritroviamo.
Il tempo che, a volte, ci manca proprio mentre ne siamo pieni.

Viviamo spesso dentro giornate occupate, organizzate, funzionali.
Giornate in cui facciamo molte cose, rispondiamo a molte richieste, attraversiamo molti compiti.

Eppure, non sempre abitiamo davvero il nostro tempo.

A volte lo subiamo.
A volte lo inseguiamo.
A volte lo riempiamo per non sentirne il vuoto.
A volte lo consumiamo senza accorgerci che, insieme al tempo, stiamo consumando anche una parte di noi.

Per questo la poesia di Castiglia è così adatta a questo mese.

Luglio porta con sé una soglia particolare.

Non è ancora il tempo pieno del riposo, ma non è più soltanto il tempo ordinario del lavoro.
È un mese di passaggio.
Un mese in cui qualcosa rallenta, almeno nel desiderio.
Un mese in cui il corpo comincia a chiedere tregua e la mente, forse, cerca uno spazio più largo.

“Voglio un tempo
per il giorno che viene,
che sia più lento
e senza catene.”

Il tempo senza catene non è un tempo vuoto.

È un tempo liberato.

Liberato dall’idea che ogni istante debba produrre qualcosa.
Liberato dal dovere di essere sempre utili, pronti, disponibili, efficienti.
Liberato dalla convinzione che fermarsi significhi perdere valore.

La Cura Mite® riconosce in questi versi una sua immagine profonda.

Perché curare, a volte, significa proprio restituire tempo.

Tempo per respirare.
Tempo per capire.
Tempo per sbagliare senza essere subito giudicati.
Tempo per maturare una parola.
Tempo per lasciare che qualcosa, dentro di noi, trovi lentamente la propria forma.

Non tutto può essere compreso subito.
Non tutto può essere guarito rapidamente.
Non tutto può essere forzato alla luce.

Ci sono processi che hanno bisogno di durata.
Di pazienza.
Di attenzione.
Di rispetto.

La fretta, spesso, non cura.
Organizza.
Spinge.
Risolve in superficie.
Produce risultati visibili.

Ma non sempre trasforma.

La cura vera, invece, ha bisogno di un tempo che non stringe.

Un tempo che permetta alla persona di non sentirsi ridotta al suo sintomo, alla sua difficoltà, alla sua prestazione, alla sua funzione.

Un tempo in cui sia ancora possibile raccontarsi.

Ed è molto bello che Castiglia scriva:

“un tempo profondo
per raccontare.”

Raccontare non significa semplicemente parlare.

Significa dare forma all’esperienza.
Mettere ordine senza irrigidire.
Trovare un filo.
Scoprire che ciò che sembrava confuso può diventare storia.
E che una storia, quando viene ascoltata, può smettere di essere soltanto peso.

Forse abbiamo tutti bisogno di questo:
un tempo profondo per raccontare.

Non per spiegare tutto.
Non per giustificarci.
Non per essere subito capiti.

Ma per tornare interi.

Guido Castiglia viene dal teatro, dalla narrazione, dal lavoro educativo e relazionale con bambini e ragazzi. E questa origine si sente: nella sua poesia il tempo non è un concetto filosofico astratto, ma uno spazio concreto di esperienza, gioco, incontro, voce, relazione.

È un tempo che si muove.
Che grida.
Che muta.
Che si riempie di vita vissuta.

E allora forse la domanda che questa poesia ci lascia è semplice e decisiva:

che tempo stiamo vivendo?

Un tempo che ci appartiene
o un tempo che ci trascina?

Un tempo che ci consuma
o un tempo che ci restituisce?

Un tempo pieno di cose
o un tempo pieno di vita?

La Cura Mite® non promette di fermare il tempo.

Ma invita ad abitarlo diversamente.

Con più presenza.
Con più ascolto.
Con più lentezza.
Con più verità.

Perché perdere tempo, qualche volta, non è uno spreco.

Può essere un modo per sottrarsi alla fretta.
Per uscire dall’automatismo.
Per ritrovare il corpo.
Per lasciare che la mente si depositi.
Per tornare a sentire ciò che conta.

Forse il tempo nuovo di cui parla Castiglia non è un tempo che deve arrivare da fuori.

Forse comincia quando smettiamo di vivere soltanto in funzione di ciò che dobbiamo fare.

Quando ci concediamo un tempo per dare, ma anche per ricevere.
Per ridere, ma anche per tacere.
Per amare, ma anche per pensare.
Per raccontare, ma anche per ascoltarci.

Un tempo colmo non di cose accumulate,
ma di vita vissuta.

E allora luglio può diventare questo:
non solo un mese dell’anno,
ma una piccola soglia.

Un invito a rallentare.
A sciogliere qualche catena.
A ritrovare un tempo più nostro.

Perché la vita, quando è davvero abitata,
non chiede solo di essere riempita.

Chiede di essere sentita.


Takeaway

Non tutto ciò che conta cresce nella fretta

La Cura Mite® comincia quando impariamo ad abitare il tempo, non solo ad attraversarlo.

Il tempo che sembra perduto, a volte, è quello che ci restituisce a noi stessi.

Riccardo Battaglia

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