Il bisogno di senso e la rivoluzione gentile della Cura Mite
Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
[…]
che ogni sera
al di sopra dei tetti
risplenda almeno una stella?
Ci sono poesie che appartengono al loro tempo e poesie che, proprio perché hanno saputo toccare qualcosa di profondamente umano, sembrano continuare a parlare a ogni epoca.
Ascoltate! di Vladimir Majakovskij è una di queste.
La sua domanda è apparentemente semplice: se ogni sera si accendono le stelle, non sarà perché qualcuno ne ha bisogno?
Ma dietro questa immagine quasi infantile si apre una questione molto più profonda.
Possiamo vivere senza qualcosa che dia senso alla nostra vita?
Majakovskij non parla soltanto delle stelle del cielo. Parla di quelle cose senza le quali la vita, pur continuando biologicamente, rischia di diventare interiormente inabitabile.
Un significato.
Una speranza.
Una presenza.
Una bellezza.
Qualcosa che ci permetta di dire, anche nei momenti più difficili:
non tutto è buio.
Abbiamo ancora bisogno delle stelle
Forse oggi comprendiamo questa poesia persino più di quanto vorremmo.
Viviamo immersi in un flusso continuo di immagini di guerra, violenza, sopraffazione, catastrofi, solitudini. Siamo esposti quotidianamente a una quantità di sofferenza che nessuna generazione precedente aveva potuto vedere, quasi in tempo reale, nella propria casa.
E accade qualcosa di paradossale.
Vediamo moltissimo e rischiamo di sentire sempre meno.
Per proteggerci possiamo diventare indifferenti, cinici, distratti. Oppure possiamo rifugiarci in una semplificazione del mondo nella quale esistono soltanto buoni e cattivi, amici e nemici, vincitori e sconfitti.
È una difesa comprensibile.
Ma ha un prezzo.
Quando perdiamo la capacità di lasciarci toccare, perdiamo qualcosa della nostra umanità.
La Cura Mite nasce anche dalla volontà di opporsi a questa anestesia.
Non proponendo un mondo ingenuamente rassicurante.
Non dicendo che tutto andrà bene.
Ma continuando a cercare ciò che, persino dentro una realtà difficile, può rendere la vita ancora degna di essere vissuta.
La speranza non nega la notte
C’è una differenza fondamentale tra speranza e illusione.
L’illusione ha bisogno di negare ciò che fa paura.
La speranza può guardarlo.
Sa che esiste il dolore.
Sa che esistono la perdita, la violenza, la malattia, l’ingiustizia.
E tuttavia continua a cercare una possibilità.
Per questo la stella di Majakovskij è così potente.
Una stella non elimina la notte.
La rende attraversabile.
Forse la cura fa qualcosa di molto simile.
Non sempre può togliere la sofferenza. A volte non può nemmeno modificarne le cause.
Può però impedire che una persona debba attraversarla completamente sola.
Può custodire un significato quando l’altro non riesce più a trovarlo.
Può restituire una parola quando tutto sembra diventato indicibile.
Può, semplicemente, rimanere.
Ed essere quella piccola luce che permette di continuare a camminare.
Gli anticorpi dell’umano
Di fronte alla durezza del nostro tempo potremmo allora domandarci quali siano gli anticorpi capaci di proteggerci non dal dolore, ma dalla disumanizzazione.
Il primo è l’attenzione.
Accorgersi dell’altro. Vederlo davvero. Non ridurlo alla sua funzione, alla sua diagnosi, alla sua appartenenza, alla sua opinione.
Il secondo è la relazione.
In un mondo che moltiplica connessioni e contemporaneamente produce solitudini, continuare a costruire legami autentici è già un gesto controcorrente.
Poi viene la compassione, nel suo significato più rigoroso: non pietà, ma capacità di riconoscere nell’altro una vulnerabilità che appartiene anche a noi.
C’è poi la responsabilità.
Chiedersi non soltanto che cosa il mondo debba offrire a noi, ma che cosa noi possiamo introdurre nel mondo.
Una parola meno violenta.
Un ascolto.
Un gesto di cura.
Una scelta giusta quando sarebbe più comodo voltarsi dall’altra parte.
E infine c’è la bellezza.
Non come decorazione della vita, ma come sua necessità.
Un’opera d’arte.
Un paesaggio.
Una musica.
Una poesia.
Una tavola condivisa.
La luce su un volto.
Sono esperienze apparentemente inutili.
E proprio per questo indispensabili.
Ci ricordano che l’essere umano non vive soltanto di sopravvivenza.
Ha bisogno anche di stupore.
La rivoluzione gentile
Forse è qui che la Cura Mite può diventare una piccola rivoluzione.
Non una rivoluzione rumorosa.
Non una nuova ideologia.
Ma una trasformazione del nostro modo di stare nel mondo.
In un tempo che invita a reagire immediatamente, scegliere di comprendere.
In un tempo che divide, cercare ciò che mette in relazione.
In un tempo che premia la forza, riscoprire che anche la delicatezza può essere potente.
In un tempo che misura quasi tutto in termini di utilità, difendere ciò che non serve a nulla eppure dà significato alla vita.
In un tempo che ci abitua a passare rapidamente davanti alla sofferenza degli altri, fermarsi.
La rivoluzione gentile comincia forse proprio da questo gesto: non passare oltre.
Accendere stelle
C’è qualcosa di commovente nella domanda di Majakovskij.
Se le stelle vengono accese, qualcuno deve averne bisogno.
Forse possiamo capovolgere quella domanda.
Se qualcuno ha bisogno di una stella, chi la accenderà?
Non abbiamo il potere di cambiare da soli il corso del mondo.
Non possiamo impedire tutte le guerre, guarire tutte le ferite, cancellare tutte le ingiustizie.
Ma possiamo ancora decidere quale presenza essere nel piccolo pezzo di mondo che ci è affidato.
Possiamo diventare per qualcuno un luogo nel quale non deve difendersi.
Possiamo custodire una speranza quando l’altro l’ha perduta.
Possiamo trasmettere bellezza invece di brutalità.
Possiamo scegliere parole che non umiliano.
Possiamo insegnare ai nostri figli che la vulnerabilità non è una vergogna.
Possiamo ricordare a chi soffre che continua a essere infinitamente più grande della propria sofferenza.
Sono cose minuscole.
Ma forse le stelle, viste da lontano, sono proprio questo:
piccoli punti di luce dentro un’immensa oscurità.
La Cura Mite non promette di eliminare la notte.
Chiede qualcosa di più semplice e, forse, più difficile:
fare in modo che nessuno debba attraversarla senza vedere, da qualche parte, almeno una stella.
Perché abbiamo ancora bisogno di un senso.
Abbiamo ancora bisogno di speranza.
Abbiamo ancora bisogno di bellezza.
E forse una delle responsabilità più profondamente umane è proprio questa:
custodirle quando esistono, cercarle quando sembrano perdute e, quando possiamo, accenderle gli uni per gli altri.
Ascoltate! — Vladimir Majakovskij
Testo della poesia
Ascoltate!
Se accendono le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano?
Vuol dire che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi?
E tutto trafelato,
fra le burrasche di polvere meridiana,
si precipita verso Dio,
teme d’essere in ritardo,
piange,
gli bacia la mano nodosa,
supplica
che ci sia assolutamente una stella,
giura
che non può sopportare questa tortura senza stelle!
E poi
cammina inquieto,
fingendosi calmo.
Dice ad un altro:
«Ora va meglio, è vero?
Non hai più paura?
Sì?!».
Ascoltate!
Se accendono
le stelle,
vuol dire che qualcuno ne ha bisogno?
Vuol dire che è indispensabile
che ogni sera
al di sopra dei tetti
risplenda almeno una stella?